giovedì 19 febbraio 2026

Ritorno



Siamo arrivati alla Quaresima

E ci spalmi la fronte con le ceneri

Per ricordarci che il nostro corpo è finito

E che un giorno torneremo alla polvere.


Inoltre la nostra anima è eterna

E quando faremo l'ultimo respiro

Ci incontreremo davanti a Te e nel nostro giudizio

Così non dobbiamo sprecare i nostri giorni.


È la Quaresima,

Ci chiedi di tornare al Padre

Che osserviamo la nostra anima, 

Atti, pensieri e parole.


E se c'è qualcosa che ci sta allontanando

Seguire le tue orme

Se abbiamo preso una strada 

dove non si vedono le tue impronte

Quindi è meglio

Cercarti e come dici

Tagliare la mano se è motivo di peccato

O toglierci l'occhio se questo fa lo stesso.


E no, non ci chiedi di essere mutilati.

Chiedi che, pentiti, ci allontaniamo

Di quelle occasioni che portano al peccato.


E tuttavia ci ami,

E speri che torniamo tra le Tue braccia,

E vai dietro di noi

Per Te stesso e ci riporti al gregge.


Una volta scrissi nella mia camera da letto:

"I've been found"... "Sono stata trovata."

E mi hai riportato al tuo gregge,

A seguire le tue tracce,

Dormire in grembo a te. 

Pentiti e credi nel Vangelo (Marzo 12, 2014)


 
"Pentiti e credi nel Vangelo," sono le parole pronunciate dal ministro dell'Eucaristia che ha continuato a posare una croce di cenere sulla mia fronte.  Io ascoltai e abbassai la fronte.  Sorrisi.  Perché?  Mi sono reso conto che mi era stata data l'opportunità di tornare al Padre Eterno, e se i miei passi si erano deviati, di riprendere il cammino con Gesù.  La cosa positiva di non essere perfetto è che c'è sempre spazio per correggere.  Come dice il sacerdote in visita questa domenica, siamo come piante che hanno bisogno di essere potate affinché possano crescere e dare nuovamente frutto.  La Quaresima fino a poco tempo fa, o quasi sempre, la vedo con un po' di paura, perché mi invita a vedermi allo specchio, a vedere quell'immagine in uno specchio pulito, a pulire lo specchio e togliermi gli ego, a riconoscere i miei difetti, a praticare l'umiltà. E anche se può diventare doloroso se vediamo che ci siamo allontanati dal cammino di Gesù, lo stesso Gesù viene incontro a noi e ci ricorda che ci ama, che se accettiamo la grazia della sua croce, quei piccoli o grandi difetti si cancellano davanti al suo cuore amorevole.   Certo che bisogna potare, toglierci tutto quel sonno che ci allontana dal Padre, lasciare che lo Spirito Santo agisca e vivere, in coscienza, la Quaresima con Gesù.  Se per mancanza di tempo o per problemi di salute non possiamo offrire qualche sacrificio di digiuno per accompagnare Gesù, possiamo sempre fare piccoli sacrifici di vita, come praticare la pazienza, o sorridere a chi è triste, fare quel "dovere" o lavoro che non ci piace e offrirlo tutto a Dio.  Dare amore, gioia, sostegno, e se siamo noi che siamo tristi, offrire questa tristezza al Signore.  È anche questo tempo quaresimale ideale per avvicinarci di più a Dio attraverso la preghiera, recitare il rosario ad esempio.  E aggiungere le nostre preghiere personali, stabilire una comunicazione con Dio, e soprattutto stabilire un rapporto con il nostro Padre Celeste, con Gesù e con lo Spirito Santo.  Leggeva una volta, che possiamo anche litigare con Lui, mostrargli i nostri perché, il nostro sentire, ma soprattutto ascoltare, lasciare che parli ai nostri cuori, e se ci fa piangere, piangere, che Lui si occuperà di asciugare le nostre lacrime.  E confidare, sempre confidare che nonostante le nostre colpe, la sua misericordia e il suo perdono sono sempre in attesa del nostro pentimento.  La passione di nostro Signore Gesù Cristo è questo, mostra dell'amore che con passione ha sofferto per noi, affinché i nostri peccati non ci tengano prigionieri nella colpa e diventiamo veramente liberi dalla fede nel suo sacrificio d'amore.

lunedì 16 febbraio 2026

Vengo con te a smontarlo - OMO



Si è spezzata l'oscurità

del tempio, la pietra ferita,

e un lutto di calce e ombre

si strinse alla collina.


Brama il vento negli ulivi,

l'alba tramonta nella cenere,

e un lamento di campane

affoga in lontananza.


Il sangue scende lentamente,

è un fiume che vacilla,

come se il mondo dubitasse

a lasciarlo senza vita.


Ma non abbiate dubbi: io ci sono stato.

Io ero il martello e la spina,

sono stata la mano che ha alzato il fulmine,

ero il colpo, ero la saliva.

Io ero la paura dei miei,

il tradimento di colui che fuggiva,

ero la schiena che non ha voluto

dargli una spalla nella sua agonia.


-Vengo con te a smontarlo,

Mamma mia, Dolorida,

ma come si fa a staccarlo

se sono stato io a fargli del male?


Se nelle mie mani ho il ferro

che ha aperto piaghe infinite,

se le mie labbra, come quelle,

negano anche la loro giustizia.


Vengo con te, ma il peso

delle mie colpe mi marcisce,

e anche se viene strappato dalla sua carne

chiodi e spine,

continuerò a portare dentro

la mano che lo affliggeva.


-Lasciami piangere, Maria,

Lascia che baci la sua ferita,

anche se tolgo i chiodi,

ero io che glieli portavo.


Lo avete tutti:

il più puro, il più ferito,

quello che portava sul suo volto

il fiore più rosso e più triste.


Volto affondato, bocca secca,

occhi pieni di binari

da dove escono le sue lacrime

come bambini infelici.


E il popolo, cieco e nudo,

sputa e tace, maledizione.

Oh, se sapessero chi è!

Oh, se sapessero...!


Ma è tardi. E tu, Madre,

con gli occhi straziati dal pianto,

con le mani vuote di carne,

con l'anima tesa tra le spine,

sei ancora forte, sei ancora madre, sei ancora sola.


E io, che gli ho messo il peso,

che ho spinto il legno,

che ho aperto con le mie colpe le sue crepe e piaghe,

devo andare anch'io,

devo inginocchiarmi dove cade la tua ombra,

devo essere l'ultimo a vederlo,

l'ultimo a toccare il suo sangue,

l'ultimo a lasciare la colpa

nella pietra che lo soffoca.


 Vengo con te a smontarlo,

per scioglierle le ferite,

di strapparlo con le mie mani

quello che hanno fatto le mie spine.

A scendere, Santa Madre,

e quando l'ho abbassata, essere ferita,

che la sua morte si inchioda in me

fino in fondo alla mia vita.

venerdì 16 gennaio 2026

Il Mio Gesù crocifisso

 Pochi minuti (2/4/2020) fa ho trovato sul "Facebook" una domanda che forse può metterci in disaccordo con i cristiani non cattolici.  Si poneva la domanda "Perché la chiesa cattolica mostra una croce con Cristo crocifisso?  Ho letto diversi commenti in cui viene attaccata la nostra fede.  In realtà, ho passato diversi anni a pormi la stessa domanda.  Vedere Gesù crocifisso mi faceva piangere, mi faceva ricordare quanto ha sofferto per causa mia, mi sentivo colpevole della sua crocifissione, e mi obbligava a ricordare i miei peccati.  Non ero abituato a osservarlo, per me era troppo.  Non comprendeva tanto amore, quell'amore che è capace di dare la vita per l'amato.  Sì, quell'essere amato da Gesù sei tu, sono io, tutti gli esseri umani.  Mi sentivo così indegna del suo amore divino e del suo sacrificio sulla croce.  Ma poco a poco, anche se mi fa ancora male vedere Gesù crocifisso, ho capito che quel crocifisso mostra il sacrificio più grande che qualcuno farà mai per me.  È un segno d'amore, ora, vederlo mi fa venire in mente che qualcuno, proprio il Figlio di Dio voleva venire al mondo a soffrire su una croce perché io potessi essere salvata, per avere l'opportunità di pentirmi dei miei peccati e iniziare una nuova vita, una vita in Cristo Gesù.  Mostrami l'amore anche di Dio Padre, è come se vedendo il crocifisso Gesù mi parlasse e dicesse: "Ti amo! , non lo capisci, ho dato la vita per te, perché tu sia felice, non ti schiavizzi al peccato, non scoraggiarti, che io non farei per te, se fossi capace di morire crocifisso per te!" Mi dà anche la possibilità di rinnovarmi, di "vederlo", di ritornare al suo gregge.  Sì, mio Gesù, è morto per me su una croce e poi il terzo giorno è risorto ed ora siede alla destra di Dio Padre.  Eppure, la corona che ha deciso di indossare: era una corona di spine. Questa è la mia testimonianza, non ho la risposta alla domanda del "Facebook", ma so che per quella croce oggi posso avere speranza non solo in questa vita, ma anche in quella che viene dopo la morte.  Se Gesù ha sofferto per me, anch'io posso soffrire e offrirlo a Dio Padre.  Sì, anch'io ho una croce da portare e spero che come Gesù è risorto, anch'io possa farlo per i meriti della sua gloriosa risurrezione alla fine dei tempi.  Vi lascio una citazione biblica dove san Paolo parla di Gesù crocifisso.



1 Corinzi 1:23-24 
23 ma noi annunciamo un Messia crocifisso. Questo è offensivo agli ebrei, e ai non ebrei sembra una sciocchezza; 24 ma per quelli che Dio ha chiamati, siano essi ebrei o greci, questo Messia è il potere e la sapienza di Dio



mercoledì 7 gennaio 2026

L'Alzata del Bambino Dio

 Abbiamo appena "sollevato" il Bambino Gesù. Cioè, abbiamo pregato il rosario mentre mia sorella lo sollevava dal suo lettino, lo vestiva con un bellissimo vestitino e cappello e lo faceva sedere sulla sua seggiolina. Di solito lo alleviamo il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, perché era usanza di mio padre, ma abbiamo scelto oggi perché è il giorno dei Re Magi, l'Epifania del Signore. Alla fine abbiamo dato un bacio al Bambino Gesù e io ho cantato "I Re vengono dall'Oriente" Ecco il mio Bambino Gesù ora sollevato nel suo presepe.




giovedì 25 dicembre 2025

Buon Natale!

 


Che questo Natale faccia brillare la luce di Gesù nella tua vita e che la sua pace regne nel tuo cuore.

domenica 7 dicembre 2025

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, 8 dicembre

 Già celebrata dal sec. XI, questa solennità si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con l’ammirata memoria della Madre.

In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore.
Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele.
 Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854.

Solennità dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, che veramente piena di grazia e benedetta tra le donne, in vista della nascita e della morte salvifica del Figlio di Dio, fu sin dal primo momento della sua concezione, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia della colpa originale, come solennemente definito da papa Pio IX, sulla base di una dottrina di antica tradizione, come dogma di fede, proprio nel giorno che oggi ricorre.
Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina. L'Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX.
Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione. Già i Padri della Chiesa d'Oriente, nell'esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale.
L'avevano chiamata: " Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ".

In Occidente, però, la teoria dell'immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù. Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato

originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L'eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il " Dottor Sottile ", riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto. Giovanni Duns Scoto morì sui primi del '300. Dopo di lui, la dottrina dell'Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più.


Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano. Sulle piazze d'Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: " Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? ".
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una " medaglia miracolosa " con l'immagine dell'Immacolata, cioè della " concepita senza peccato ". Questa medaglia suscitò un'intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la " donna vestita di sole " esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti. Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine " tutta bella ", " piena di grazia " e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal cuore dell'Immacolata piovvero sull'umanità. E dalla devozione per l'Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l'attributo più alto di Maria, " sine labe originali concepta ", cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.

Fonte: Archivio Parrocchia)