lunedì 16 febbraio 2026

Vengo con te a smontarlo - OMO



Si è spezzata l'oscurità

del tempio, la pietra ferita,

e un lutto di calce e ombre

si strinse alla collina.


Brama il vento negli ulivi,

l'alba tramonta nella cenere,

e un lamento di campane

affoga in lontananza.


Il sangue scende lentamente,

è un fiume che vacilla,

come se il mondo dubitasse

a lasciarlo senza vita.


Ma non abbiate dubbi: io ci sono stato.

Io ero il martello e la spina,

sono stata la mano che ha alzato il fulmine,

ero il colpo, ero la saliva.

Io ero la paura dei miei,

il tradimento di colui che fuggiva,

ero la schiena che non ha voluto

dargli una spalla nella sua agonia.


-Vengo con te a smontarlo,

Mamma mia, Dolorida,

ma come si fa a staccarlo

se sono stato io a fargli del male?


Se nelle mie mani ho il ferro

che ha aperto piaghe infinite,

se le mie labbra, come quelle,

negano anche la loro giustizia.


Vengo con te, ma il peso

delle mie colpe mi marcisce,

e anche se viene strappato dalla sua carne

chiodi e spine,

continuerò a portare dentro

la mano che lo affliggeva.


-Lasciami piangere, Maria,

Lascia che baci la sua ferita,

anche se tolgo i chiodi,

ero io che glieli portavo.


Lo avete tutti:

il più puro, il più ferito,

quello che portava sul suo volto

il fiore più rosso e più triste.


Volto affondato, bocca secca,

occhi pieni di binari

da dove escono le sue lacrime

come bambini infelici.


E il popolo, cieco e nudo,

sputa e tace, maledizione.

Oh, se sapessero chi è!

Oh, se sapessero...!


Ma è tardi. E tu, Madre,

con gli occhi straziati dal pianto,

con le mani vuote di carne,

con l'anima tesa tra le spine,

sei ancora forte, sei ancora madre, sei ancora sola.


E io, che gli ho messo il peso,

che ho spinto il legno,

che ho aperto con le mie colpe le sue crepe e piaghe,

devo andare anch'io,

devo inginocchiarmi dove cade la tua ombra,

devo essere l'ultimo a vederlo,

l'ultimo a toccare il suo sangue,

l'ultimo a lasciare la colpa

nella pietra che lo soffoca.


 Vengo con te a smontarlo,

per scioglierle le ferite,

di strapparlo con le mie mani

quello che hanno fatto le mie spine.

A scendere, Santa Madre,

e quando l'ho abbassata, essere ferita,

che la sua morte si inchioda in me

fino in fondo alla mia vita.